Rifacciamoci l’udito

Benvenuti nella nostra sala giochi. Qui dentro troverete recensioni “Ammodonostro“. Niente patinature, niente “cucci” da case discogravide… ehmm discografiche ma solo quel che elabora il cervello mentre il nostro condotto uditivo ci stimola. Mettetevi comodi, e rifacciamoci l’udito!

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  • 28 GIU 2026

    Primal Scream / [self-titled] / Give Out But Don’t Give Up / Riot City Blues / etc… etc…

    Primal Scream –> 1989 Creation Records
    Give Out But Don’t Give Up –> 1994 Creation Records
    Riot City Blues –> 2006 Columbia

    Primal Scream: prodotto da Sister Anne, registrato nel 1989 a Monmouth e Londra, UK.
    Give Out But Don’t Give Up: prodotto da Tom Dowd e George Drakoulias, registrato tra maggio e giugno 1993 a Memphis e Los Angeles (USA).
    Riot City Blues: prodotto da Youth e Andrew Innes tra fine 2005 ed inizio 2006 a Londra, UK.

    Qui ne avrei da dire sui Primal Scream, ogni disco è un’opera che costituisce un’enciclopedia, come se fosse “I Quindici”.
    Ci tengo a precisare: questa selezione non sminuisce minimamente capolavori imprescindibili come Screamadelica, Vanishing Point o il resto della loro immensa discografia. Semplicemente, questi sono i tre dischi che hanno contaminato il DNA del mio condotto uditivo, quelli che nel mio personalissimo viaggio musicale terreno hanno lasciato il segno più profondo.

    Primal Scream –> E’ il secondo album, quello della svolta, dove la band abbandona i cazzabuboli del jangle pop per abbracciare il garage rock seminando alcune essenze che si ritroveranno pochi anni dopo nel britpop. Registrato volutamente “sporco”, è il suono di un gruppo irrequieto, che non si fossilizza mai su un genere. Non annoiano MAI!
    Contiene ballate epiche come I’m Losing More Than I’ll Ever Have che non smette di uscire dalla tua testa dopo il primo ascolto, il pezzo garage introduttivo Ivy Ivy Ivy… Bello bello bello!! Da ascoltare resettando dalla mente tutto il britpop nato negli anni successivi. Seminale

    Give Out But Don’t Give Up –> Quando questi scozzesi giocano a fare i Rolling Stones, porco cane se lo fanno bene! Vanno a Memphis, raccattano i pezzi da novanta del funk, del soul, del gospel, coinvolgendo George Clinton, Denise Johnson ed i… mitici The Memphis Horns (me li ricordo da monello, in Rattle and Hum degli U2 ma soprattutto in Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu mentre si presentavano nel disco di Elio e Le Storie Tese in According the Memphis Horns… “We are Wayne Jackson and Andrew Love, The Memphis Horns and you are watchin Elio e Le Storie Tese” introducendo Cassonetto differenziato per il frutto del peccato... mitici ahahah). Il risultato è un disco fottutamente rock’n’roll, quasi trasudante. Keith Richards qui, scommetto che mentre lo ha ascoltato per la prima, ha mosso il collo avanti ed indietro a ritmo…
    Jailbird e Rocks ti fanno venir voglia di sfidare i tuoi altoparlanti ed i tuoi vicini e di bere qualcosa di forte!
    Un disco omaggio spudorato ai padri del southern rock, ma fatto con classe e vena scozzese che pochi potevano permettersi nel 1994. Imperdibile per chiunque creda ancora nel potere di una chitarra distorta e di una sezione fiati che ti alita in faccia spettinandoti.
    Enervit

    Riot City Blues –> Dopo un decennio di dischi acid house, big beat, dub ed altri inquinamenti elettrolitici, il maestro Bobby si sveglia con un pallino in testa: “ho delle armonie rock’n’roll, devo riversarle in musica!” Sfrutta la presenza del compiantissimo Gary “Mani” Mountfield, Bob!!!!! (per i neofiti, Mani è stato anche bassista dei leggendari Stone Roses e per me è un onore premere play ogni volta che leggo la presenza di un “Adored” in un disco). Ne vien fuori della bella roba!!!
    Se Give Out era una serata a Memphis, RCB è la sbronza del lunedì mattina che martella in testa.
    Non ha la pretesa di reinventare la ruota, ma la voglia di rock è tanta: Suicide Sally & Johnny Guitar e Country Girl sono dei bei bigliettini da visita da digitalizzare ed archiviare nella propria rubrica contatti, diventati inni. E’ il ritorno al rock della band, che mai ha abbandonato nonostante la sete spregiudicata di sperimentazione di Gillespie, dove è stato premuto “pause” al tasto delle elettroniche e ricorda a tutti che, alla fine, un riff di chitarra ben piazzato è tutto ciò di cui hai bisogno per far ballare una folla. Autentico, sporco al punto giusto e dannatamente efficace.
    Trascinante

    Seminalenervitrascinante

    ⭐⭐⭐⭐⭐

    Max76


  • 28 GIU 2026

    Teenage Fanclub / Bandwagonesque

    1991 Creation Records

    Prodotto da Don Fleming, Paul Chisholm e Teenage Fanclub, registrato in aprile-maggio 1991, Liverpool (UK).

    Sti scozzesi hanno sfornato uno dei miei preferiti dischi, e pure di Kurt Cobain dai…
    Se i Beatles avessero suonato in un garage scozzese sotto la pioggia costante, avessero bevuto troppa birra (aridaje) e avessero avuto una fissazione malsana per le chitarre che grattano, avrebbero fatto Bandwagonesque (si, credici!).

    Questo disco è il manuale definitivo del Power Pop? Jangle Pop? Noise Pop? (cheppalle sta mania di catalogare ogni musica in un genere…)… Bandwagonesque è BANDWAGONESQUE! Easy!
    Per chi avesse visto la serie di Sky “1992“, Miriam Leone [!!!] balla e canta disperata il pezzo iniziale di questa opera: “The Concept”… io sono in estasi, ve lo dico!
    A parte le mie solite svicolate, Bandwagonesque è un concentrato di armonie vocali che ti si incollano addosso come una cicles appiccicata ad una scarpa nuova, supportate da un muro di distorsione che sembra voler nascondere la troppa… dolcezza.
    E’ un lavoro di un’intelligenza melodica rara (esagerato!!!): sembra facile, sembra “pop”, ma sotto sotto nasconde malinconia.

    Ogni pezzo è una pillola di ottimismo tossico. C’è dentro tutto: il jingle che ti fa battere il piedino, il feedback che ti ricorda che non siamo in un conservatorio e i testi che parlano di ragazze e disastri sentimentali con la leggerezza di chi sa che, in fondo, non interessano poi un granchè… ahahahaha scherzo!

    Concludendo: Ti rimette in pace col mondo, anche se costui ti continua a prendere a schiaffi dopo colazione fino al ruttino post cena. Ascoltate The Concept…. oooo-oooo-yeah! [mammamia Miriam!]

    Schizzocalmico


  • 27 GIU 2026

    Violent Femmes / [self-titled]

    1983 Craft Recordings

    Prodotto da Mark Van Hecke, registrato nel Luglio 1982, Lake Geneva, USA.

    Acustico, tutto: Chitarre, basso, xylofono e batteria (qualche sviolinata qua e la) e l’unplugged diventa invadente.
    Se pensavate che la musica acustica fosse roba da falò in spiaggia o da depressoni, queste “femmine violente”, al secolo Gordon Gano, Brian Ritchie e Victor de Lorenzo, sono qui a dimostrare che si può fare del punk anche con una chitarra senza corrente elettrica.

    Questo disco è la colonna sonora perfetta per chiunque abbia mai provato la sensazione di essere ad una festa dove nessuno ti ha attaccato pezza. Disco nervoso, sudato ma… se è scatenato ed orecchiabile, diobono!

    Il basso, ripeto… acustico, ti trascina in un ballo, in un loop dove attendi sempre le mosse successive, ti entra in testa e non esce più!

    In breve: è un disco che puzza di birra caduta e ristagnante nelle spillatrici di un pub dozzinale e di frustrazioni giovanili. Ascoltatelo se volete sentirvi dei ragazzini anche se avete 50 anni e pagate regolarmente l’Irpef. Consigliato a chiunque abbia ancora un briciolo di sano disagio esistenziale.

    Molesto

    ⭐⭐⭐⭐⭐

    Max76


  • 21 GIU 2026

    Soul Coughing / Ruby Vroom

    1994 Slash Records

    Prodotto e registrato da Tchad Blake e Soul Coughing tra aprile e giugno 1994 a Los Angeles, USA.

    Spazio alla fantasia sperimentale! Batteria, campionature, chitarra, voce e… contrabbasso: il tutto registrato in uno sgabuzzino del blasonatissimo Sunset Sound Factory di Hollywood.
    Microfoni piazzati in mezzo a “strumenti musicali” per bambini (leggi: giocattoli rumorosi), infilati dentro a marmitte per auto ed altre castronerie uscite dalla mente eclettica, per non dire perversa, di Tchad Blake…

    Il risultato? Una “macedonia” analogica di jazz fusion, hip-hop, dub-reggae, derive urbane (chi ne conosce altri, li aggiunga): in poco più di un’ora c’è spazio anche per quello.
    E’ un disco imprevedibile, mai banale e – incredibile ma vero – per certi versi… ballabile!
    Ruby Vroom è arrivato come una bacinella di acqua ghiacciata sulla tavola apparecchiata di tutto il panorama musicale post-grunge. Non è un caso se una divinità terrena, all’anagrafe David Byrne [Talking Heads], se ne sia particolarmente innamorata, decidendo di mettere lo zampino nel successivo Irresistible Bliss del 1996.

    Che aspettate allora? Premete play ed ammirate il ritmo sincopato della batteria accompagnato dall’Upright Bass (pron. contrabbasso). 😉

    Strafottente

    ⭐⭐⭐⭐⭐

    Max76


  • 20 GIU 2026

    Red Worms’ Farm / troncomorto / Amazing / Cane Gorilla Serpente

    troncomorto –> 2002 Fooltribe Records
    Amazing –> 2005 Fooltribe Records
    Cane Gorilla Serpente –> 2007 Infecta Suoni e Affini

    troncomorto registrato da Giuliano Ragno Favero e Andreas De Venetis tra maggio 1998 e aprile 2002 a Senigallia (ITA) e a Londra (UK).
    Amazing registrato da Max Stirner, Annibal Smith (🤣) e Giuliano Ragno Favero tra agosto e dicembre 2004 a Ferrara e Padova, ITA.
    Cane Gorilla Serpente registrato da Manuele Fusaroli da marzo ad agosto 2007 a Ferrara, ITA.

    Perché 3 dischi dello stesso gruppo? Perché uno dopo l’altro? Perché tutti in un’unica recensione? Perché…? Oh…! PERCHE’ SI!!
    Velodicoimmediatamentetuttattaccato: Per il sottoscritto, è la miglior band italiana mai esistita sulla faccia della terra!!!
    Questa recensione è un percorso obbligato per conoscere la natura di questo trio patavino con la loro asticella che si alza sempre di più in ordine cronologico: due chitarre, due voci, una batteria.
    Energia, mitragliate ritmiche ed intrecci chitarristici… e ora, siori e siore, immergiamoci nel fango!!!

    troncomorto –> E’ il secondo vero e proprio album, dopo il primo, omonimo, creato in sordina con nientepopodimeno che Pierpaolo Capovilla [One Dimensional Man, Il Teatro Degli Orrori]. troncomorto è quello che venne suonato all’Oasis di Sassuolo nel lontano 2002 dal quale il sottoscritto uscii folgorato. Grezzo, ma suoni scanditi; suoni sporchi ma con contorni ben definiti che non si perdono nelle distorsioni. Non ti lascia il tempo per assimilarlo: qui si picchia sodo e si urla come se non ci fosse un domani. Ferocia dell’esecuzione.

    Amazing –> Trapassano tre anni ed il tiro del trio triplica: Lame più affilate, pezzi sintetici ma dritti al punto, se troncomorto era una scazzottata nel vicolo, questo è un duello coreografato in un magazzino abbandonato. L’energia è intatta, la tecnica evolve dritto nel noise: Pierre, Marco e Matteo capiscono di poter far male davvero, con grinta.

    Cane Gorilla Serpente –> I Red Worms’ Farm non stanno più giocando: CGS è l’apice, la summa teologica dei loro deliri. Il noise si fonde con cattiveria primordiale, quasi cinematografica. Le chitarre si intrecciano come serpenti, pronti al morso, mentre la batteria non ammette repliche. E’ il disco della maturità… se per “maturità” intendete l’esplosione controllata di una bomba a mano in un salotto di una villa Estense…

    Perché questa escalation, perché questo viaggio, perché sei così prolisso, Max76?
    Perché se non conoscete questi tre dischi, la vostra discoteca è solo un insieme di sottobicchieri costosi ed ogni nuovo disco che aggiungete è come una scoreggia in una porcilaia.
    I Red Worms’ Farm – ahimè scioltisi ma dalle macerie sono sorti da qualche anno gli Halley DNA – hanno dimostrato che con l’attitudine giusta (e due chitarre che sanno come farsi odiare) si può riscrivere la grammatica del rock dello Stivale senza chiedere il permesso a nessuno, tantomeno alle major.
    E chi non è d’accordo…. beh… chissenefrega!! 🤣

    Galoppanti

    ⭐⭐⭐⭐⭐

    Max76